Rabbia. Rabbia allo
stato puro. Sento il calore muoversi nel mio corpo…di colpo non ho più
freddo, il viso si accende, le gote si colorano di rosso, come quel sangue
che sotto l’epidermide, bolle.
Le mani scottano, diventano incandescenti. Le vene si gonfiano, la voce
diventa dura, roca, gutturale, gli occhi…non sono più quelli di un etereo
celeste. NERI. Una fiamma aleggia, se li si osserva intensamente. Appare e
scompare. Si diverte a confondere le idee di chi fissa le pupille di quella
giovane ragazza.
Nessuno sa qualcosa di lei. Se non che è sola. Peccato che sia anche molto
pericolosa.
Ha qualcosa che la rende diversa dagli altri, distruttiva. E’ la sua
Indifferenza alla Morte.
Ha il dolore nel cuore. Un dolore così grande che ormai trabocca già, da
quell’ antro nero come il petrolio fetido che inquina i mari.
Non è la stessa che ha visto la luce, dopo aver fatto capolino dalla fessura
allargata tra le gambe divaricate di una donna che porta il nome di sua
madre. Quella megera che per anni, ha finito per pretendere da lei qualcosa
che non corrispondesse mai ai SUOI disegni.
Ora Lei, la ragazza Figlia di nessuno, se non di quelle strade desolate che
costituiscono ormai il suo habitat naturale, Lei, la ragazza che ha ripudiato
quello stupido nome che le è stato attribuito alla nascita, cammina in
silenzio. Ogni tanto si ferma, chiude gli occhi, annusa l’aria.
Dopo aver abbandonato la via di Last Hope, svolta in un vicolo buio, che
conduce alla metropolitana percorsa dai tanti pendolari anche nelle nottate
silenziose.
Il lampione del vicolo Death Tunnel in cui si addentra, fa tremare la sua
luce. Si sente solo il miagolio confuso di un gattino randagio, che incauto,
le si avvicina. Una mano piccola, morbida, accarezza la schiena soffice di un
altro Figlio della Notte.
La ragazza, si addentra nella stradina senza fine, come la sua voglia di
ottenere un riscatto.
In fondo, nel buio, un uomo, le da la schiena, intento a rovistare tra i
sacchetti dell’immondizia, forse in cerca di qualcosa da mangiare.
Sciocco. Da cacciatore finirà inevitabilmente preda.
Lenti passi si muovono alle sue spalle, e percorrendo una linea retta, le
raggiungono.
L’uomo non fa in tempo a voltarsi. Riflessa nel muro, alla debole luce del
lampione, un’ombra si disegna. Stringe qualcosa tra le mani, un coltello.
Goccioline di sangue colano lungo la lama.
Una cicatrice sul dorso della mano, è tutto quello che l’anziano riuscirà a
vedere prima di cedere i suoi occhi alla strada.
La ragazza-donna, lo afferra per il cranio. Com’è piccolo e stempiato quel
pover’ uomo che ha appena finito di farsela nelle mutande.
E’ un attimo. Schizzi violenti di sangue caldo, le sporcano il viso.
Un tonfo sordo risuona nel buio del vicolo.
Qualche minuto dopo, la stessa ragazza, si aggira sotto la pallida luce della
luna.
Un tassista al suo ultimo turno di lavoro, la scorge accarezzare un gattino
dal pelo nero.
Rallenta un po’ l’andatura dell’auto, forse desiderando compiere l’ultima
buona azione della giornata accompagnando la ragazza a casa. Non sa che
quella è l’unica dimora che quella ha.
Quasi avesse capito le sue intenzioni, lei solleva lo sguardo e lo pianta
negli occhi dell’uomo.
In un secondo il gentiluomo abbandona il suo proposito e si defila sgommando.
Qualche metro più indietro, in una stradina esclusa dal chiarore della luna,
un corpo è disteso a terra.
Nell’aria lì vicino, aleggia una terribile puzza di sterco umano. Accanto al
corpo, la testa di un uomo a cui un terrificante rituale è stato compiuto.
Al posto degli occhi, due buchi incavati.
Due pupille, che più in là, una piccola mano regala alla gola del suo fedele
animale.
La coppia si dirige in una via ancora più attempata. E’ sporca, ed è buia.
Sul muro in pietra, un cartello a malapena visibile reca una scritta: Nowhere.
Lentamente le sagome si diradano, rimane solo il pigro movimento di una coda
nera che si allontana.